Il Cuore è uno Zingaro

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Emozioni sensoriali nella Riserva Naturale del Trapanese dove prosperano rare specie di piante e animali. Un tratto di costa intatto, dove rivivere antichi saperi e gustare sapori a cui non si è più abituati

A

lla sua origine sta una sollevazione popolare. Non sono i Vespri Siciliani, ma l'inconsueto “atto di nascita” della Riserva Naturale dello Zingaro è proprio questo. È successo 34 anni fa nel Trapanese: un progetto di strada litoranea tra San Vito Lo Capo e Castellammare del Golfo causò la reazione spontanea non solo degli ambientalisti ma dell'intera cittadinanza, le cui proteste sfociarono nell'istituzione della Riserva, la prima in Sicilia: 1.700 ettari visitati ogni anno da oltre 300.000 persone. Riserva Naturale Orientata, dice il nome completo, e la finalità è appunto la rinaturalizzazione vegetativa. In altre parole, da tre decenni qui si lavora per ricostruire un ambiente quale l'uomo non conosce da secoli, anche per quanto riguarda le attività agricole e pastorali. Come, per esempio, la coltivazione del frassino da manna. Lo Zingaro è una delle due sole aree in Sicilia in cui si perpetua la coltura di questa pianta usata in farmacologia e in cosmetica. Miele delle stelle, sudore di rugiada, nutrimento delle meliadi (le ninfe del miele)... Sono molti i termini poetici con cui i contadini chiamavano la linfa cristallizzata del frassino, che si otteneva praticando piccole incisioni nella corteccia. Attività che allo Zingaro viene perpetuata con sapienza antica.

 

Economia rurale

Altra essenza vegetale endemica è la palma nana, le cui foglie erano usate come fibra da intreccio. Anche questa attività artigianale è stata oggetto di recupero attraverso laboratori, negozi per la vendita di prodotti e uno specifico Museo dell'intreccio, in cui sono documentati anche oggetti creati con altre essenze vegetali come la canna e l'olivastro. Cappelli, borse, cesti, portavasi, stuoie, tappeti sono solo alcuni degli oggetti, in parte tradizionali, in parte reinterpretati secondo i gusti del moderno design, che si possono acquistare o addirittura fabbricare da sé, se si ha la voglia di seguire uno dei laboratori che settimanalmente il personale della riserva tiene per i visitatori. Anche alcune attività agricole, come la semina o la mietitura, sono oggetto di laboratori didattici: anche qui, spazio alle specie autoctone, come la tumminìa, una varietà di grano piuttosto scuro dalla cui farina si ricava il caratteristico pane nero di Castelvetrano. Stesso discorso per gli alberi da frutto: meli, peri, peschi, susini, ulivi e mandorli. Allo Zingaro si è realizzato, insomma, un microcosmo di economia rurale simile a quello esistente due o tre secoli fa in aree della Sicilia molto più estese. Un patrimonio che va conservato per la tutela delle diversità biologiche che rendono questa terra unica al mondo.

 

Tre variazioni 

sul tema

Due i punti d'ingresso alla Riserva: da sud, poco dopo la Tonnara di Scopello e i Faraglioni, nel Comune di Castellammare; da nord, dopo Villaggio Calampiso, in Comune di San Vito Lo Capo. Tre i sentieri principali che la attraversano, a differenti quote. Lo Zingaro Alto è quello più in quota. È lungo circa 14 km ed è il più selvaggio. Il secondo, chiamato di Mezza Costa, tocca gli antichi abitati di Borgo Cusenza e Sughero. Una parte è chiamato sentiero delle orchidee, per la flora spontanea di queste specie. Il terzo sentiero, il più battuto, facile e breve, è il Sentiero di costa, che segue la fascia litoranea. Sei km di lievi saliscendi tra spiagge di ghiaia, calette riparate e alte falesie sormontate di macchia mediterranea, dove non è difficile imbattersi nel volo di aquile del Bonelli, di gracchi o della più rara coturnice di Sicilia, specie quasi scomparsa altrove. Il Sentiero di costa tocca anche tutti i musei tematici della Riserva: dell'Intreccio, di cui abbiamo già parlato, della Civiltà contadina, della Manna, quello Naturalistico e delle Attività marinare, ospitato nell'antica Tonnarella dell'Uzzo. Altrettante tappe in cui può essere suddivisa l'escursione per capire meglio com'era la vita da queste parti nei secoli passati, magari tra un bagno e l'altro in un mare di cristallo

Dove Fermarsi

All'interno della Riserva dello Zingaro non ci sono strutture alberghiere. Bivacchi e rifugi sono accessibili solo su autorizzazione e non nei mesi estivi. Per dormire bisogna perciò fermarsi a Castellammare del Golfo o a San Vito Lo Capo. Nella prima località si può optare per l'albergo Cala Marina, un tre stelle a conduzione familiare affacciato alla spiaggia (tel. 0924531841,  www.hotelcalamarina.it). Discorso simile per l'Hotel Zingaro di San Vito Lo Capo, piccola struttura molto accogliente a due passi dal centro storico e dalla spiaggia con possibilità di mezza pensione (tel. 0923621495, www.zingarohotel.com).

info: tel. 092435108 n. verde 800.116616

www.riservazingaro.it

 


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