Le domande dei bambini

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Ingenue, imbarazzanti, difficili, a volte scabrose. Nella loro scoperta
del mondo, a volte i più piccoli rivolgono ai genitori dei “perché”
a cui è difficile rispondere. Proviamo a farlo con l’aiuto degli esperti

 

Dirette, imbarazzanti e, soprattutto, spiazzanti: le domande difficili dei bambini arrivano all’improvviso e trovano spesso mamma e papà impreparati o evasivi. Perché il cielo è azzurro? Come nascono i bambini? Dov'è volato ora il bisnonno? Perchè il mio compagno di banco non ha il papà? Perché quella signora è così brutta? E per i genitori è il panico, mentre i bambini li osservano delusi di vederli in difficoltà. «In realtà, queste domande sono più semplici di quanto sembri», rassicura Paola Santagostino, psicoterapeuta, autrice di Le domande dei bambini (Red Edizioni). «Basta chiedersi, prima di cercare di rispondere, perché il bambino faccia quella domanda proprio in quel momento e di che cosa abbia bisogno. La risposta verrà facilmente, perché sarà favorita dalla conoscenza che ciascun genitore ha del proprio figlio». Insomma, sembra difficile, ma si può fare. Vediamo come.

 

Escalation a raffica

Non sempre vogliono una risposta. Soprattutto per i più piccoli, fare domande è un gioco, una richiesta di attenzione. È il caso degli interrogativi a raffica: perché ti piace la mela? Perché è buona. E perché è buona? Perché è dolce. E perché è dolce? ecc… Per loro, è un bel gioco per tenere la mamma occupata, ma non c’è bisogno di farsi esasperare: visto che quello che chiedono è attenzione, potete benissimo dirottarli su un disegno, una lettura, un puzzle da fare insieme. L’importante è non ignorarli: sarebbe  mancanza di rispetto, fiducia tradita, 

 

Come un cartoon

I bambini fanno spesso quesiti scientifici, anche da piccolissimi. Per rispondere, occorre distinguere: prima dei 5-6 anni, le risposte tecniche sono incomprensibili, anche se semplici. «Il mondo infantile è animistico, proprio come lo era per gli uomini primitivi: gli oggetti hanno una vita, un’anima, un carattere», premette Santagostino. Quindi, invece di improvvisarsi novelli Piero Angela, meglio ispirarsi alla Pimpa e uniformarsi al linguaggio dei bimbi, simile ai cartoni animati. Di che cosa è fatto il cielo? È un mantello colorato che ci protegge. Perché piove? Per dare da bere ai fiorellini. Perché le carote crescono sotto terra? Perché giocano a nascondino. I più grandi, invece, richiedono spiegazioni realistiche, anche se semplici e chiare. Siccome non si può sapere tutto, è bene coinvolgere il piccolo in una ricerca sull’argomento, cercando insieme la risposta (con l’aiuto di un’enciclopedia per bambini, o su Internet, o su giornali specializzati), e aiutandosi poi a chiarire la questione attraverso disegni, o costruzioni ecc.

 

Le più difficili

Di fronte alle domande più spinose, quelle sulla morte, sui sentimenti o su questioni etiche, prima di rispondere indagate con sensibilità i motivi che lo hanno portato a porvi quell’interrogativo. A quel punto, invece di rispondere in generale, fatelo in modo da rassicurare vostro figlio proprio sui suoi timori. Per esempio, se vi chiede perché bisogna morire e ha appena visto Bambi  in Tv, dovrete inserire nella risposta elementi che lo rassicurino sul fatto che di solito i genitori muoiono quando sono vecchissimi, tra tantissimi anni… Se invece c’è stato di recente un lutto, magari di un animale domestico, la domanda sarà: dov'è adesso il pesce rosso? «In tutte le culture primitive, esiste un luogo dove s'immagina si radunino i morti: e questa visione è congeniale al pensiero dei più piccoli. Vale dunque la pena, anche se non si è religiosi, rispondere al bambino che il pesciolino è in un bel posto (Paradiso, Mare delle Fate, oceano dei sogni…), dal quale però non tornerà più», consiglia la specialista. In generale, la prima cosa è rassicurarli, poi, soprattutto se sono grandicelli, occorre rispondere con sincerità, in base alle proprie convinzioni etiche, morali o religiose, dicendo che voi la pensate così.

 

Chiedete a loro

Perché quella signora ha i baffi? Perché quel signore è nero? Perché quello è così vecchio? Sono le classiche domande che ogni bambino fa ad alta voce, per l’imbarazzo di mamma e papà. Fare finta di niente di solito non aiuta: il piccolo insisterà, accrescendo l’imbarazzo vostro e dello sconosciuto. Meglio sorridere alla vittima, e spiegare al bambino che non siamo tutti uguali, per fortuna: c’è il giovane, c’è il vecchio, c’è il bello, c’è il brutto, c’è il bianco, c’è il nero. L’occasione vi sarà utile per un esame di coscienza: che rapporto avete con la diversità? Ognuno di noi ha dentro di sé dei pregiudizi, di cui deve tenere conto. Più ne trasmette ai figli, più li mette in difficoltà: in futuro, soprattutto da adolescenti, saranno loro a sentirsi diversi, inadeguati, brutti, perdenti... 

I bambini fanno tante domande, imparate a farle anche voi: non solo che cosa hanno fatto a scuola, che cosa hanno mangiato o che compiti ci sono per domani. Abituatevi a chiedere come stanno, parlando dei sentimenti, dei loro e dei vostri. La famiglia deve mettersi in gioco, elaborando un proprio linguaggio per parlare delle emozioni.

Offesa e difesa

Mamma, che cosa vuol dire… 

e giù un termine offensivo o scurrile. Non preoccupatevi, succede a tutti. Le parolacce può averle sentite da un compagno di scuola, dai fratelli maggiori, nello spogliatoio del calcio, per strada o alla Tv. 

L’importante è che voi chiariate subito che quella è una parola che fa male, è un’offesa o un insulto. Da non usare più.


Famila consiglia

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